Il Thistlegorm

E’ ancora notte fonda sotto il magnifico cielo egiziano; quando esco dalla mia camera il villaggio è ancora dormiente e dall’oscurità emergono alla spicciolata le figure degli altri sub.
Ci ritroviamo tutti nella hall con le nostre guide subacquee, alle cinque in punto si parte con i pulmini per il porto di Sharm.
Come di consuetudine l’autista egiziano guida spericolato, e dai finestrini scorrono veloci immagini del deserto; ho dormito solo due ore eppure non sento la stanchezza, l’adrenalina per quello che mi aspetta mi tiene desto e apprensivo.
Ci aspetta una giornata impegnativa, l’immersione forse tra le più emozionanti ; a quattro ore di navigazione da Sharm risalendo verso il golfo di Suez, in mare aperto alla profondità di -33 metri giace un relitto di una nave britannica, il Thistlegorm la nostra meta odierna.
Nel 1941 navigava in queste acque per portare rifornimenti bellici alle truppe inglesi, ma fu affondato con tutto il suo carico da un attacco di aerei tedeschi, fortunatamente la maggior parte dei marinai riuscii a mettersi in salvo con le scialuppe di salvataggio.
Fino ad oggi ne avevo sentito solo parlare dai racconti dei miei amici sub,c’è chi viene a visitarlo per la quarta volta proprio a testimoniare l’interesse e la bellezza di questa immersione.
Qui nel Mar Rosso è tutto meraviglioso ma oggi è la mia prima esplorazione di un relitto in assoluto e non posso proprio non essere apprensivo per l’avventura che mi aspetta.
Sono il meno esperto del gruppo e spero tanto di essere all’altezza della situazione, non desidero certo essere di peso agli altri,anche perché ultimamente il mio consumo di aria delle bombole è abbastanza alto, cosa che mi preoccupa non poco.
L’affollarsi di tutti questi pensieri non mi permette di sentire né sonno, né stanchezza.
Arriviamo al porto che è ancora buio, anche qui siamo solo noi, bella differenza rispetto al pieno giorno, quando centinaia di barche si contendono lo spazio per imbarcare subacquei impazienti e insaziabili di immergersi in questo splendido mare.
Pochi minuti e siamo in mare aperto, ognuno si distende all’interno della barca, il Tower 3, cercando di riprendere i fili del sonno in attesa della colazione.
Verso le sei ci sorprende una bellissima alba, il sole che sorge dal mare è sempre un grande spettacolo, la barca si anima e le macchine fotografiche fanno la loro prima comparsa per immortalare la palla di fuoco che rapidamente occupa il suo posto nel cielo.
Dalla cucina arrivano gli odori della prima colazione, ormai siamo tutti svegli e qualcuno molto affamato, la luce ci ha ridato energia si scherza e ride come al solito.
La navigazione continua leggermente turbata da un leggero mare mosso, ognuno inganna il tempo a suo modo,chi preparando la macchinetta fotografica per gli abissi e chi iniziando a montare l’attrezzatura per l’immersione; oggi con noi abbiamo anche un cineoperatore che comincia il suo lavoro riprendendo ognuno di noi nella preparazione dell’attrezzatura.
Le nostre guide subacquee di oggi sono Valentina, Cristiano e Cisco, decidono i due gruppi d'immersione, consultandosi con Piero che conosce benissimo ognuno di noi.
Oggi scenderò con un gruppo di esperti, Piero ed Emanuele in poche parole coloro che mi hanno insegnato a diventare un subacqueo, poi Chicco mister simpatia, nonno Luciano, Sandro e Alice, con la quale farò coppia.
Cisco, che guiderà il nostro gruppo, ci riunisce per il briefing pre-immersione, ci racconta la storia del relitto e poi passa a elencare gli aspetti tecnici delle due immersioni che faremo.
Sono abbastanza tranquillo, anche se da quello che ho sentito serve massima attenzione, siamo in mare aperto e senza punti di riferimento, ma il desiderio di arrivare alla nave è più forte di ogni timore o ansia.
Mi lascio scappare solo una battuta sul mio elevato consumo di aria che limita la mia autonomia sott’acqua, ma subito si avvicina Chicco dicendomi di stare tranquillo e di non vivere questa cosa come un'ossessione altrimenti consumerò ancora di più, insiste che devo pensare solo a godermi l’immersione.
Apprezzo molto le sue parole, so che ha molte immersioni alle spalle e una lunga storia di viaggi subacquei ed esperienze, lo ringrazio nella convinzione di sapere che più mi sforzo di consumare meno aria e più ottengo l’esatto contrario!
Per l’ennesima volta in questi giorni infiliamo le nostre mute tropicali felici della differenza con quelle più pesanti e scomode da indossare che usiamo normalmente nei nostri mari. Una foto di gruppo con tanto di maglietta della Bluexplorer messa a mo di bandiera ed il rumore dei motori diminuisce, segno che stiamo arrivando alla méta.
Mi guardo intorno e oltre l’orizzonte, siamo in mare aperto e ci sono solo tre barche vicine con l’attrezzatura subacquea in bella vista, nessun altro segnale di dove siamo.
Ecco Cristiano da il via a tutte le operazioni, indossata tutta l’attrezzatura si getta in mare con una cima per ancorare la nostra nave al relitto, le operazioni sono complicate e la barca compie diverse manovre, ci sono attimi di tensione tra il Capitano e le persone in acqua, poi dopo vari tentativi, ci siamo è tutto pronto.
Il mio gruppo scenderà per primo, indossiamo tutta l’attrezzatura; come al solito controllando scrupolosamente ogni cosa scambiandoci l’ok con i compagni.
Cisco ci raccomanda ancora di seguire le sue istruzioni, è fondamentale scendere attaccati alla cima fino al relitto, il tempo per dare l’assenso di tutti e siamo in acqua con il solito passo dell’elefante.
La rinfrescata è salutare, posizionare al meglio la maschera metto l’erogatore in bocca e vado verso la cima per la discesa, appena ci siamo tutti cominciamo a scendere, una mano alla cima e l’altra sul naso per compensare la pressione alle orecchie man mano che aumenta proporzionalmente alla profondità.
Non vedo nulla se non un blu infinito e i sub che ho davanti; sembra di vedere un film di guerra, poi da quell’incredibile nulla, comincia ad emergere imponente la sagoma del relitto, l’emozione sale mentre l’immagine si definisce sempre di più. Ormai siamo sul ponte lasciamo la corda e cominciamo la perlustrazione della parte esterna della nave lunga ben 126 metri.
Come illustratoci nel briefing, procediamo oltre la nave per trovare a circa 30 metri di distanza la vaporiera che fu sbalzata li dallo scoppio di allora, eppure sembra al contrario essere stata posizionata appositamente in bella e solitaria vista.
Tornando verso poppa, attraversiamo il punto in cui la nave si è divisa in due, ovunque ci sono pezzi, proiettili, cannoni, ruote, fino a un carro armato messo di traverso.
Ora siamo quasi tutti sotto la chiglia, alzo gli occhi e vedo la grandezza della nave, non so definire l’emozione che provo ma è molto vicina all’ingresso in un luogo di culto, mi muovo come in punta di piedi per non far rumore anche se sott’acqua non ha senso.
Il cineoperatore riprende ogni attimo, siamo vicini ma ognuno è perso nell’osservazione tra innumerevoli pesci e i vari pezzi del relitto, ci ritroviamo sull’immensa elica per una foto di gruppo, le maschere non celano i sorrisi di soddisfazione di ognuno, siamo a -30 metri di profondità il punto più basso del relitto.
Come consuetudine per i subacquei, a brevi intervalli ci controlliamo a vicenda con Alice la mia compagna d’immersione e ci scambiamo un ok, il compagno nella subacquea è fondamentale.
Le mie iniziali preoccupazioni trovano una prima conferma, sono passati circa 20 minuti e ho già consumato metà bombola, sono a 100 atmosfere e a 60 scatta il fine immersione in sicurezza.
Maledico la mia incapacità nel non riuscire a respirare meno aria, sta diventando l’ incubo di queste immersioni in Mar Rosso, segnalo a Cisco la cosa e proseguiamo.
La poppa della nave è adagiata su un fianco, pertanto passando sotto l’ancora risaliamo dalla parte opposta dove troviamo la mitragliatrice, insieme a Chicco ci mettiamo a far finta di sparare come due bambini che giocano alla guerra !
Risaliamo verso il centro della stessa, trovando un cannone ma lo sguardo viene immediatamente rapito e subito riscendiamo sul fondo, attratti dalle casse con i suoi proiettili; con l’ausilio di un moschettone, grattiamo via la patina che li ricopre fino a far emergere l’indicazione con l’anno di costruzione : 1929 !
Incredibile!
Sembriamo essere tornati indietro nel tempo entrando nella storia.
Risaliamo e cerco di tenermi più alto possibile in modo da razionare la poca aria che mi rimane, l’indicazione di 60 atmosfere si avvicina e sono angosciato nel dover far terminare l’immersione a tutti, ho cercato più volte invano di leggere i manometri degli altri per avere un termine di paragone, mi avvicino ad Alice facendo il segnale per sapere il suo residuo di aria ma la sua risposta mi getta nello sconforto più profondo :
130 atmosfere !!!
Gli segnalo che sto finendo l’aria.
Non so più cosa pensare, rimango alto e vado verso Cisco pronto a segnalargli il prossimo avvicinarsi del limite, guardo il mio gruppo qualche metro sotto di me e mi sento un pivello, perché consumo tutta quest'aria?
Prima non era così.
Senza risposte e sconsolato vado da Cisco e dopo aver attratto la sua attenzione comunico a gesti la mia situazione, per fortuna a pochi metri c’è Cristiano che sta risalendo con Luciano, cosi vengo affidato a lui e fortunatamente gli altri possono continuare l’immersione.
Mi rilasso, almeno non sono di peso a nessuno, a malincuore prendo la cima e comincio la risalita, quaggiù è troppo bello e mi dispiace non poter seguire il mio gruppo nella visita della cabina del capitano.
Ci fermiamo a -3 metri per la sosta di sicurezza, attaccati a una corda in mezzo al Golfo di Suez, chi lo avrebbe mai detto!
Guardo Luciano e ci scambiamo silenziosi pareri fatti di espressioni che comunque descrivono la gioia per quanto abbiamo visto, poi guadagniamo la superficie risalendo in barca.
C’è una brezza che subito ci infreddolisce, rapidamente togliamo l’attrezzatura per asciugarci e guadagnare un the bollente, tra un'ora si riscende, giusto il tempo di scaldarci, cambiare le bombole e condividere le prime impressioni.
Sono in bagno quando sento l’inconfondibile voce di Piero che mi chiama, non vedendomi si era preoccupato, stando qualche metro sotto di me non avevano visto la mia segnalazione sull’aria.
Generoso come al solito, mi rimprovera per essere uscito dicendomi che mi avrebbe dato lui l’aria per continuare, evitandomi di perdere quel meraviglioso spettacolo, lo ringrazio spiegandogli di aver solo seguito le indicazioni della guida.
Ha sempre “un occhio” per tutti, anche ora che siamoin vacanza e abbiamo finito i corsi da qualche tempo, ci controlla e aiuta
dandoci consigli e sicurezza.
Siamo tutti abbastanza “carichi” e colmi di emozione per quello che abbiamo visto, chi c’è già stato coglie ogni volta aspetti e particolari diversi, ci scambiamo opinioni e pacche sulle spalle, Cisco ci dice di prepararci per la seconda immersione e ci vengono consegnate le torce.
Entreremo nelle stive, sarà il banco di prova più importante.
L’interno di un relitto necessita preparazione e massima cautela evitando di incastrarsi negli angusti e taglienti passaggi, certamente andremo fuori curva di sicurezza, vista la profondità e la durata dell’immersione, pertanto saranno necessarie delle soste di decompressione in risalita. Ci è raccomandato di segnalare quando il computer inizierà a dare questo dato in modo da non accumulare troppi minuti in risalita.
Ci rivestiamo rapidamente , il mare è ancora più agitato, appena in acqua dovremo subito agganciarci alla corda e poi sarà di nuovo l’incontro con la storia.
La seconda discesa è emotivamente più tranquilla, anche se c’è maggiore corrente e sospensione con conseguente diminuzione della visibilità. Procedendo con medesimi movimenti giungiamo sul ponte della nave, all’ingresso delle stive Cisco ci chiede un ultimo ok e appena dato da tutti, svanisce alla vista scendendo nella prima stiva.
L’adrenalina sale e i battiti accelerano, accendo la mia torcia mi affaccio sull’apertura e scendo seguendo Alice, in pochi secondi ci ritroviamo al buio;lo scenario muta e diviene simile ad un immersione notturna; procediamo in fila indiana in passaggi stretti fino alla grande sala, di tanto intanto il raggio della torcia illumina branchi di pesci che sembrano apparire dal nulla.
Appena giunto nella stiva mi fermo un attimo, mi sembra di essere dentro un documentario, come se dal divano di casa mia fossi entrato nella televisione.
Comincio con grande rispetto a osservare quello che mi circonda, ci sono delle motociclette tutte in fila caricate sui camion, come fossero stati parcheggiati in un garage; sono allineati a perdita d’occhio, alcuni hanno il tetto della cabina mancante tanto da poterci entrare dentro per una foto ricordo.
Purtroppo negli anni hanno saccheggiato innumerevoli cimeli della nave rubandone persino parte dei sedili, dei volanti e tutti i manubri delle moto, come dinanzi una tomba profanata scuoto la testa pensando alla stupidità umana di prendersi un souvenir da un sito simile.
A tratti sembriamo bambini in un parco giochi, chi cavalca una moto, chi entra in un camion, chi scopre un sidecar o una rastrelliera di fucili, cercando pose originali per le numerose fotocamere.
Il tempo sembra sospeso, c’è una gran pace e rari raggi di luce marina filtrano dalle aperture nelle pareti che in alcuni punti hanno ceduto accrescendo la scenografia da sogno.
Terminato un giro completo, scendiamo ancora,continua il tour nella storia,qualche passaggio millimetrico da togliere il fiato per il timore che qualche parte dell’attrezzatura si incagli e siamo di nuovo in spazi ampi, troviamo casse di stivali, motori di aereo e altri pezzi di ricambio bellici.
E’ difficile descrivere tutte le sensazioni di uno spettacolo cosi eccezionale, il relitto è veramente grande, in ogni angolo regala suggestioni come quadri da ammirare, dal tetto poi scendono dei frutti di mare insoliti, un incrocio tra cozze e vongole con una forma triangolare, mi soffermo ad osservarli indicandoli ad Emanuele che è in azione con la fotocamera.
Il consumo dell’aria è come sempre troppo alto e sono già sotto le 100 atmosfere, dovrei segnalarlo a Cisco ma è molto avanti a me, sono comunque più tranquillo, viste le parole di Piero in superficie e proseguo godendomi la visita.
Continuamente, a gesti, scambio opinioni e indicazioni con tutto il resto del gruppo, i raggi luminosi delle torce rendono più semplice indicare gli avvistamenti attirando l’attenzione degli altri, cosi con il contributo di tutti non perdiamo nessun particolare.
In risalita perdo di vista Alice, mentre gli altri salgono, perlustro la stiva ormai buia preoccupandomi sempre di più, ma nulla, vado velocemente verso Cisco cercando di comunicargli la cosa, perdere un compagno è grave, dopo 30 secondi di ricerca si chiude l’immersione e si risale certi che lui farà lo stesso, se non ci si ritrova in superficie si da l’allarme e si avviano le ricerche.
Cisco non mi capisce, mi segnala che siamo tutti, io continuo a mimare dei capelli lunghi per indicare l’assenza di Alice, sembriamo al gioco dei mimi, mi fa il segno di un seno, finalmente ha capito, ci giriamo alla ricerca e fortunatamente sbuca Alice da una stanza attigua, "tiro un sospiro di sollievo", solito “ok” e si seguita.
Dopo quasi 40 minuti usciamo dalla seconda stiva in prossimità della prua, sono ormai sotto le 50 atmosfere, di ritorno alla luce cerco con lo sguardo Cisco per dargli la segnalazione, ma mi precede, siamo già fuori curva di sicurezza perciò da a tutti il segnale di immersione chiusa e di andare verso la cima per la risalita e la sosta di decompressione.
Emanuele attira la mia attenzione segnalandomi un corallo proprio all’uscita della stiva, dopo qualche attimo comprendo che m'indica di mettermi in posa per una foto, riscendo e mi metto con la testa vicino in bella posa, sento i “bip” del computer subacqueo che continua a segnalare che siamo fuori curva.
Guardo il manometro, 30 atmosfere, basteranno!
Il tempo della foto e tutto il gruppo è svanito alla nostra vista, procediamo lungo tutto il ponte superiore verso il centro della nave fino ad intravedere la nostra cima per la risalita, gli altri sono già più su, segnalo che è tutto apposto e comincio a risalire.
Il dispiacere è tanto; il tempo è passato in un batti baleno e finchè è visibile ogni tanto mi giro a vedere il relitto che pian piano lascia il posto al blu in un lento saluto che spero sia un arrivederci.
A -3 metri c’è tutto il gruppo, alcuni devono fare 10 minuti di sosta di sicurezza per la decompressione, io che nella prima immersione sono uscito prima me la cavo con 5 minuti, siamo li appesi alla corda con la corrente che ci fa assumere la posizione di bandiere al vento.
La superficie è vicina non devo più preoccuparmi della poca aria rimasta, mi guardo intorno nel blu e poi scherzo silenziosamente con gli altri per passare il tempo, quando il computer termina il conto alla rovescia della sosta; segnalo a tutti che risalgo in barca, ultimi metri poi luce e onde.
In pochi minuti ci siamo tutti, solita corsa a svestirsi per scaldarsi rapidamente e correre in bagno, dopo le immersioni è la stanza più desiderata !
Guardo gli altri e ancora una volta , come dopo la prima immersione,trovo le medesime espressioni di soddisfazione e felicità, si susseguono racconti e segnalazioni mentre si beve il solito the caldo con lo zucchero egiziano che non dolcifica mai.
Il mio pensiero va ai miei amici rimasti al villaggio, Andrea e Pino, sono dispiaciuto per quanto si sono persi, ho iniziato con loro,insieme abbiamo fatto i corsi e le prime immersioni e si è creato un bel legame d’amicizia anche fuori dall’acqua, questo è il nostro primo viaggio e scherzando ieri sera gli ho detto che mi abbandonavano proprio nella prova più difficile.
Qualcuno deve avermi letto nel pensiero perché mi sento dire:
“ diglielo agli amici tuoi cosa si sono persi, hai fatto bene a non perderti questa immersione”.
L’atmosfera è gioiosa più del solito, ormai asciutti seguiamo con apprensione una delle guide che torna sul relitto per mollare la cima, oggi il Capitano non è in vena e dopo altre manovre recupera la malcapitata trascinandola appesa alla cima di sicurezza come facesse sci nautico, irripetibili gli epiteti in italiano ed egiziano quando è riuscita a riguadagnare la barca.
In attesa del pranzo riprendiamo la navigazione, sono ancora molto emozionato e pensando a chi ho lasciato in Italia, prendo il cellulare che incredibilmente qui in Egitto pare prendere ovunque e cerco di condividere un momento cosi bello.
La fame si fa sentire e come ogni giorno divoriamo il pranzo in un silenzio irreale tutti a testa bassa sul proprio piatto, poi mi godo il riposo a poppa con il sole a scaldarmi scambiando opinioni Chicco; nonostante l’alzataccia non dormiamo, non mi sento neppure particolarmente stanco, forse ancora dovrò smaltire l’adrenalina.
Il porto di Sharm con il suo traffico di barche molto simile al traffico automobilistico romano; ci riporta alla confusione e al mondo reale, qualche minuto di pulmino e entriamo trionfanti al villaggio.
Scorgo subito Andrea che ci viene incontro, dicendogli:
“ non ho parole, non immagini cosa ti sei perso “; poi tutti insieme ci ritroviamo al bar, i racconti di chi c’era e le domande di chi non ha partecipato, ci riuniamo tutti come al solito.
Una giornata da ricordare, sensazioni che sicuramente rimarranno a lungo in me.
In attesa di vedere le foto e il filmato mentre mi concedo una lunga doccia desidero già di tornare a visitare il relitto.
Alla prossima Thistlegorm!